ABL serie galletto



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Re: ABL serie galletto

Messaggioda berto75 » 3 gen 2020, 14:20

Massimo Carloni ha scritto:Per riconoscere un oggetto stampato 3D, qualora non bastasse osservarne le superfici che vanno per i fatti loro, c'è un metodo semplice: basta aspettare un mese sì e no, poi flettere leggermente l'oggetto. Farà "crack" come un biscotto della fortuna cinese.

Le resine buone per stampa 3D costano un sacco di soldi; e facilmente, chi stampa 3D, vuole risparmiare. All'osso.

grazie per la precisazione Massimo Carloni !
Allora stando così le cose escluderei l'ipotesi della stampa a 3d perché vi assicuro che la mia carrozzeria è in plastica lucida blu nella massa ( ripeto non è in resina!! del resto anche l'amico Tricx ci ha detto che aveva constatato che le carrozzerie sono in polistirene come quelle Rivarossi ) e come dicevo la mia mi sembra (almeno nella percezione che ho io ) di una plastica leggermente più morbida al tatto di quella della vecchia carrozzeria della badoni Rivarossi di plastica verde originale .
Comprimendo leggermente le fiancate della carrozzeria blu con le dita si percepisce una elasticità , minima certo, di certo non è una plastica secca e rigida .
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Re: ABL serie galletto

Messaggioda Massimo Carloni » 3 gen 2020, 15:33

Ma di nulla Berto, per Badonart... ehm, per servirti.

Io ho a che fare per lavoro con "quelli" delle stampanti 3D. Ditte che stampano, mica il ragazzo del piano di sotto che se l'è costruita coi pezzi ordinati su internet.
In alcuni casi il campione inviatoci per prova non è uscito integro già solo nell'estrarlo dalla scatola.
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Re: ABL serie galletto

Messaggioda Giorgio » 7 gen 2020, 10:17

Tricx ha scritto:Anzitutto Ti segnalo che nel Sito, nella pagina relativa alla Badoni, la sua produzione viene data dal 1955 al 1961. Non so se si tratti di un refuso.... ma guardando i cataloghi risulta che la locomotiva in questione compare fino a tutto il catalogo 1966-67 ( col codice però munito di "asterisco" = articoli in esaurimento ? ) rimanendone esclusa da quello successivo 1967-68, nel quale la "consorella americana" ADAR compare ancora un'ultima volta, anch'essa munita di codice (1881) con asterisco.
Le date presenti sulle loco di RRM sono relative alle date di produzione, tratte dal libretto per i 50 anni, non alla presenza in catalogo. Solo per alcune, poche, si fa riferimento a questo non trascurabile dato.
Se qualcuno avesse voglia di analizzare loco per loco la presenza in catalogo (e la relativa esistenza in vita) sarebbe cosa graditissima. Se fatto bene è un lavoro enorme: Oliviero è da anni che sta analizzando la Dockside (versione in polistirene) cercando tutte le varianti, ma è un lavoraccio.
Giorgio

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Re: ABL serie galletto

Messaggioda Giorgio » 7 gen 2020, 10:21

Tricx ha scritto:Del resto gli sarebbe venuto a costare meno quello, visto che avevano il "know-how" in "casa" a disposizione, piuttosto che riprogettare, fare nuovi stampi e ristampare nuovo telaio per accogliere i motori recenti di nuovo tipo... .

Ribadisco, non si trattava di riprogettare nulla, solo di proporre, nel caso, una loco della produzione allora in corso. Se proprio proprio in colorazioni buffe, visto che il livello è quello.
Giorgio

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Re: ABL serie galletto

Messaggioda Giorgio » 7 gen 2020, 10:34

Max 851 ha scritto:Giorgio, forse sono stato un lettore distratto dei tuoi libri, ma che vuol dire? Forse RR assemblava componenti forniti da altri?
Massimiliano
La progettazione era (quasi) sempre Rivarossi, ma come fanno tuttora altre ditte (FIAT, per fare un esempio banale), non tutto era realizzato in casa. Nei vari periodi alcune cose erano fatte esternamte e le loco assemblate in ditta (i carri e carrozze non sempre).
Rivarossi, nei 60 anni di esistenza non ha mai stampato (e fatto stampi) internamente, a differenza d Lima ad esempio.
Per cui gli stampi erano dispersi in vari laboratori artigiani della Lombardia( e Jugoslavia)
Gli stampi erano però proprietà di RR (alcuni di AHM).
Diciamo, il discrimine tra quello che considero RR e l'ALTRO è che i modelli siano o meno usciti dal "magazzino finiti" di RR.
Giorgio

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Re: ABL serie galletto

Messaggioda Giorgio » 7 gen 2020, 10:47

Tricx ha scritto:Però scusa, se vengo a casa tua e prendo qualche modello della collezione, poi vado che so, da Berto e faccio altrettanto... [ph34r.gif] e infine, abilità permettendo metto insieme vari pezzi e ne faccio un modello simile in tutto e per tutto ad altro Rivarossi, la cosa non avrà la "bendizione" di Rivarossi nè, immagino, tantomeno la tua... :twisted: :evil: o di Berto... :-x (x) , però è indubitabile che il modello venutone fuori non può non considerarsi Rivarossi ed anche "originale" o quantomeno fatto con componenti "originali", anche se però la cosa costituisce furto e ricettazione...!
Se però fai su un "mostro", anche se con pezzi RR, non lo considero RR. Esempio: montare un fumaiolo di una American Inyo su una Genoa e spacciarlo per originale ... rarissimo. Tutto RR sì, ma resta un modello "fatto su" da uno "estroso".
Differente se fosse documentato da RR come "modello speciale per ..." ma da RR! Non con foglietti fatti a caso ... e certamente non di Rivarossi in accordo cun un Misitero degli anni '40.
Giorgio

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Re: ABL serie galletto

Messaggioda Max 851 » 7 gen 2020, 11:19

Giorgio ha scritto:
Rivarossi, nei 60 anni di esistenza non ha mai stampato (e fatto stampi) internamente, a differenza d Lima ad esempio.
Per cui gli stampi erano dispersi in vari laboratori artigiani della Lombardia( e Jugoslavia)

OK Giorgio, grazie per la precisazione, era proprio questo che intendevo: sapevo degli stampisti esterni, vedi ad esempio il famoso "ricciolo" delle carrozze FNM, ma pensavo che qualcosa realizzassero anche internamente.
Quanto al foglietto con l'intestazione "Ministero delle Comunicazioni", mi sembra che la stessa dicitura si trovasse anche nel certificato che accompagnava le 691 aerodinamiche prodotte in serie limitata, e in questo caso del resto era coerente con l'epoca di realizzazione della vera locomotiva A 691 026. Magari l'autore delle Badoni colorate avrà copiato proprio quel documento.
Quanto all'originalità o meno di un modello, anch'io la penso come te: se con i pezzi "buoni" di due o più modelli fuori uso ne ricavo uno funzionante, penso che sia da considerare originale al 100%, anche se si potrebbe obiettare che in realtà non è stato assemblato a Como, ma se creo un ibrido che non è mai stato prodotto, tipo una 746 accoppiata con un tender a tre assi, al massimo posso dire che si tratta di un modello "costruito con pezzi originali Rivarossi".
Massimiliano
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Re: ABL serie galletto

Messaggioda Massimo Carloni » 7 gen 2020, 14:46

Mi sento di condividere il parere di Giorgio; a tal proposito gli domando, per pura mia curiosità e conferma di quanto dice: un giorno, in un negozietto che purtroppo non c'è più, ho trovato una vetrina intera di vecchi ricambi originali Rivarossi per vaporiere, nelle loro scatoline di cartone grezzo con bollino RR; caldaie, coperchi camere a fumo, biellismi, ruote, ecc; non possedendo allora nessuna vaporiera, chiesi qual'era il pezzo più economico: la carrozzeria del Calimero, invenduta da decenni.
Decisi che quella sarebbe stata la mia prima vaporiera. Nel tempo, trovai telaio con motore a pallini preso da un rottame (nella versione con respingenti ad asta piena e molla a bovolo), rodiggio con bielle, zavorra, fumaiolo, ecc. (che "ecc", il Calimero è tutto lì).
Ora ho un Calimero Rivarossi.

Ma tu, Giorgio, lo considereresti "originale" Rivarossi?
Massimo Carloni

 
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Re: ABL serie galletto

Messaggioda 3-nino » 7 gen 2020, 18:19

Capisco che la ricerca di cosa definisca l'originalità e "unicità" di un oggetto sia appassionante e stimoli l'esplorazione di strade e vicoli più disparati. I criteri non credo siano molti. La certezza di chi lo ha ideato e/oprogettato con documentazione comprovante sia l'identita dell'ideatore che le caratteristiche distintive dell'oggetto; in genere fanno fede i brevetti depositati, ma anche la pubblicizzazione dell'oggetto considerato, da parte di chi avendolo ideato lo mette in produzione direttamente o tramite terzi. Gli eventuali cataloghi che ne descrivono caratteristiche e prezzo, conferendo coerenza tra la descrizione dell'oggetto e l'oggetto stesso una volta realizzato. il catalogo inoltre riconduce a coerenza anche la disponibilità dell'oggetto con l'impegno produttivo, il lasso temporale della sua disponibilità e la sua eventuale evoluzione per step successivi, che cristallizzano nel tempo tanti oggetti diversi, tanti quantE sono le modifiche introdotte nel tempo (L'ossessione collezionistica che porta a ricercare oggetti pressochè identici salvo il colore di un particolare, ancorchè parossistica, afferma comunque una verità oggettiva! Una vite nichelata anzichè brunita identifica due oggetti diversi). Il contenitore, le istruzioni , le caratteristiche tecniche e i materiali, la testimonianza dei protagonisti della ideazione, produzione , commercializzazione, e possesso originale di quell'oggetto, quando mi perviene 70/ 60 anni dopo, se convergenti con le oggettive fattualità richiamate, attestano l' originalità e l'unicità di quel dato oggetto. Se l'oggetto è stato replicato dal produttore , identico, in molti esemplari in un lasso di tempo significativo, la loro confrontabilità, rende meno stringente la necessità di disporre di tutte le circostanze comprovanti la loro originalità per ognuno degli esmplari disponibili. Fuori da questa logica, il collezionismo cambia oggetto; non più ricerca delle figurine dell'album panini del 56 bensì di tutte le figurine Panini che mi piacciono. Poi nel 2023 capita di trovare repliche di figurine Panini realizzate tramite lastre originali? riprodotte? a prezzi esorbitanti che piacendomi acquisterò. Ovviamente anch' io' ho trovato e acquistato volentieri oggetti sicuramente unici perche fatti a mano da qualche ingegnino. Non li rivenderei perchè mi piacciono ed in ogni caso non li proporrei a 256 euro dato la loro sicura unicità e alludendo aduna lontana parentela con RIVAROSSI. 3-nino
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